Le novità in materia di occupazione e riforma del lavoro, varate nel decreto legge del 26 giugno 2013, evidenziano l’impegno del governo a realizzare numerosi obiettivi. In primo luogo va rilevato come essi mirino ad aumentare il contenuto occupazionale della ripresa, accelerando la creazione di posti di lavoro, soprattutto a tempo indeterminato; essi perseguono altresì la finalità di creare nuove opportunità di lavoro e di formazione per i giovani, per ridurre la disoccupazione e l’inattività, favorendo l’alternanza scuola-lavoro. La manovra vuole anche sostenere il reinserimento lavorativo di chi fruisce di ammortizzatori sociali, incentivando le assunzioni di categorie deboli della società: a tal proposito è previsto un programma di azione biennale per la promozione dei diritti e l’integrazione delle persone con disabilità. Il decreto legge interviene inoltre a potenziare il sistema delle politiche attive del lavoro, per aumentare le tutele dei lavoratori e migliorare la trasparenza e l’efficienza dei meccanismi di conciliazione in caso di licenziamento. Gli interventi previsti nel provvedimento rappresentano solo il primo passo della strategia del Governo per aumentare l’occupazione, specialmente giovanile, ridurre l’inattività ed attenuare il disagio sociale. Il Governo si riserva, altresì, di adottare ulteriori misure quando le istituzioni europee avranno definito le regole per l’utilizzo dei fondi strutturali relativi al periodo 2014-2020, nonché di quelli per la “youth guarantee”. Infine il decreto legge, in ottemperanza alle raccomandazioni rivolte all’Italia dalla Commissione europea il 29 maggio 2013, nel quadro della procedura di coordinamento delle riforme economiche per la competitività, prevede un massiccio intervento finalizzato a sostenere il reddito delle persone fortemente in difficoltà, specialmente nel Mezzogiorno, area notoriamente caratterizzata da tassi di povertà molto elevati.
Quanto agli strumenti adottati nella manovra del Governo essi
consistono in primo luogo nella previsione di contributi per i nuovi
contratti a tempo indeterminato; a tal proposito il decreto legge
prevede lo stanziamento di 794 milioni di euro nel quadriennio
2013-2016 (500 milioni per le regioni del Mezzogiorno, 294 milioni per
le restanti), al fine di incentivare l’assunzione di lavoratori-giovani
in età compresa tra i 18 e i 29 anni, a condizioni però che sussistano
almeno una di queste condizioni: a) il giovane non deve
aver goduto di un impiego regolarmente retribuito da almeno sei
mesi; b) il lavoratore deve essere privo di un diploma di scuola
media superiore o professionale; c) il giovane-lavoratore deve
vivere da solo con una o più persone a carico. L’incentivo a favore del
datore di lavoro è pari a un terzo della retribuzione lorda complessiva
imponibile ai fini previdenziali per un periodo di 18 mesi e non può
superare i 650 euro per lavoratore. Se, invece, il datore di lavoro
trasforma un contratto in essere da determinato ad “indeterminato” il
periodo di incentivazione è di 12 mesi: si prevede dunque che alla
trasformazione debba comunque corrispondere un’ulteriore assunzione di
lavoratore. Di particolare interesse poi gli interventi di riforma del
mercato del lavoro, che consistono in una parziale modifica di taluni
istituti della legge n. 92/2012 (c.d. riforma Fornero), in primis
quelli volti a chiarire la natura dei contratti e di semplificazione.
Il provvedimento poi interviene in modo particolare sui contratti a
termine e di somministrazione (abrogando il divieto di proroga del
contratto “acausale”); sui contratti di lavoro intermittente, lavoro a
progetto e lavoro accessorio. Degno di nota a tal riguardo il tentativo
di ridefinire la figura contrattuale dell’apprendistato
professionalizzante. A tal fine il Governo, al fine di regolamentare in
modo omogeneo sull’intero territorio nazionale la disciplina
dell’apprendistato, come risultante dal D.lgs.n.167/2011, ha previsto
che entro il 30 settembre 2013 la conferenza Stato-Regioni adotti le
linee guida per disciplinare il contratto di apprendistato
professionalizzante: infatti sarà questa la fattispecie contrattuale
che le piccole e medie imprese e le microimprese dovranno adottare
entro il 31 dicembre 2015. Nel provvedimento poi si rileva l’intervento
volto a rafforzare le tutele per i lavoratori e migliorare la
trasparenza. In particolare si prevede che la mancata presentazione di
una delle parti, in caso di tentativo di conciliazione, sarà valutata
dal giudice nella sua decisione finale; inoltre si estendono anche ai
co.co.pro. le norme contro le cosiddette “dimissioni in bianco”; sono
introdotti il monitoraggio dei contratti aziendali con deposito
obbligatorio presso le direzioni territoriali del lavoro, nonché
l’obbligatorietà delle comunicazioni relative all’assunzione,
cessazione, trasformazione e proroga dei contratti e della loro
validità ad ogni effetto di legge. La manovra reca poi gli
incentivi a favore dei tirocini formativi, con la prevista
costituzione “fino al 31 dicembre 2015” di un fondo di 2 milioni di
euro annui, istituito presso il Ministero del lavoro, per permettere
alle amministrazioni, che non abbiano a tal fine risorse proprie, di
corrispondere le indennità per la partecipazione ai tirocini formativi.
È stata altresì autorizzata la spesa di 15 milioni di euro per
promuovere l’alternanza tra studio e lavoro e quindi l’attività di
tirocinio curriculare per gli studenti iscritti ai corsi di laurea
nell’anno 2013-2014.
Quanto alle misure in qualche modo legate alla formazione dei giovani,
per ridurne la disoccupazione, il provvedimento prevede il
finanziamento di un ampio programma di tirocini formativi per giovani
residenti nel Mezzogiorno che non lavorano, non studiano e non
partecipano ad alcuna attività di formazione, di età compresa fra i 18
e i 29 anni; a ciò si aggiungono un incentivo alle università che
sottoscriveranno un protocollo standard definito dal Ministero
dell’università e della ricerca per il finanziamento delle attività di
tirocinio curriculare presso enti pubblici e privati, per gli studenti
universitari più meritevoli e in difficoltà economiche ed un
coordinamento più stretto con la formazione realizzata dagli istituti
tecnici. Viene poi istituita presso il Ministero del lavoro e delle
politiche sociali un’apposita struttura di missione, in vista
dell’avvio della “youth guarantee”. Infine di grande importanza la
previsione di ulteriori aiuti per il Mezzogiorno, in considerazione
della grave situazione occupazionale che interessa i giovani
residenti in quelle aree; a tal proposito il provvedimento decide di
rifinanziare con 80 milioni di euro, le misure per l’autoimpiego e
l’autoimprenditorialità; previsti poi ulteriori 80 milioni di
euro per il Piano di Azione Coesione, rivolto a enti ed organizzazioni
sociali del privato, che coinvolgano i giovani in progetti di
valorizzazione dei beni pubblici e per l’inclusione sociale. Sono
inoltre finanziate con 168 milioni di euro delle borse di tirocinio
formativo per giovani disoccupati, che non studiano e che non
partecipano ad alcuna attività di formazione. Infine, per ridurre
la povertà e per sostenere le famiglie del Mezzogiorno in difficoltà,
viene avviato il programma “Promozione dell’inclusione sociale,
finanziato con 167 milioni di euro.
Dall’analisi della manovra del Governo si rileva tuttavia l’assenza di
quei tanto auspicati interventi, in grado di garantire una
profonda riforma del mercato del lavoro, come ad esempio l’adozione
del “contratto generazionale” (pur sperimentato in ambito
privato) o la “messa in sicurezza professionale”, adottati dalla
Francia. Tali misure avrebbero invece consentito indubbiamente di
costituire l’impianto fondamentale di una “riforma di sistema”, che
ritenesse fondamentali non solo lo strumento dell’incentivazione, ma
anche il legame “strutturale” indissolubile tra formazione, ricerca,
scuola e lavoro.